Le Virtù teramane

Le Virtù sono la specialità gastronomica più complessa, buona e singolare della città di Teramo. Tradizionalmente venivano preparate solo per il primo di Maggio, periodo in cui è possibile trovare fresche tutte le verdure e le erbe aromatiche necessarie.

 

 

È difficile descriverle in maniera sintetica visto la moltitudine di ingredienti, preparati ognuno in modo diverso, possiamo dire che ad una prima occhiata il piatto si presenta come una minestra di legumi e verdure, ricca di spezie ed erbe aromatiche, con l’aggiunta di pasta di vario tipo e polpettine di carne. Ma la realtà è molto più complessa e numerose sono le versioni affermatesi nel tempo.

 

Infatti l’origine di questo piatto è remota e sembra sicuramente antecedente al secolo scorso, il suo nome potrebbe derivare dalla pratica appunto virtuosa di risparmiare parte delle provviste cerealicole della stagione fredda mentre secondo altri, le virtù sono i legumi e le verdure, doni preziosi della terra, prodotti dalla fatica dei contadini. Qualunque sia la vera origine, essa è sicuramente connessa con l’arrivo della Primavera, infatti il 30 Aprile le massaie erano solite ripulire le dispense da tutti gli avanzi di legumi secchi e dai vari tipi di pasta e per economizzare, usavano quindi unire tutti questi avanzi con le primizie della nuova stagione, che gli orti e la terra iniziavano a produrre in abbondanza.

 

Lorena Di Michele prepara le Virtù seguendo la ricetta di famiglia che rispetta, con qualche differenza, i dettami del disciplinare dell’Associazione dei Ristoratori Teramani Dentro le Mura.

La prima fase assai importante è la ricerca degli ingredienti, si scomodano tutti i fornitori di fiducia per avere verdure e spezie fresche e di qualità.

Ogni alimento è cotto in maniera indipendente dagli altri.

I legumi secchi dopo un lungo ammollo sono cotti singolarmente con sedano, aglio, cipolla, carote e olio.

I legumi freschi sono cotti con un trito di cipolla, prezzemolo e spezie. Le verdure vengono prima pulite e mondate, poi lessate una ad una per essere infine sminuzzate.

Le cotiche di maiale vengono bollite e poi tagliate a listelle sottili.

Vengono preparate le classiche polpettine “pallottine” teramane con macinato di manzo, uovo, pan grattato e noce moscata, fritte brevemente in olio d’oliva.

I carciofi e le zucchine sono mondati e tagliati a pezzi e cucinati in parte nel minestrone e in parte infarinati e fritti.

Si prepara un trito di base con olio d’oliva, cipolla, aglio, sedano, pomodori, e si soffrigge con il prosciutto a dadini. A questo soffritto si aggiungono acqua e man mano tutti gli ingredienti, legumi, verdure, pallottine, cotiche, carciofi ecc.

Per rendere il tutto più gustoso invece dell’acqua si può aggiungere del brodo di carne cotto il giorno stesso. Una volta pronto il minestrone, si cuociono parzialmente i vari tipi di pasta in pentole separate per poi aggiungere il tutto in una nuova pentola ove si prepara la quantità di Virtù che verrà consumata subito.

 

 

Il piatto finale ha un sapore meraviglioso, i legumi e le pallottine devono essere integri e perfettamente riconoscibili, i sapori si devono fondere l’uno con l’altro lasciando comunque ogni ingrediente ben distinguibile dagli altri.

Domus di Bacco

In occasione dei lavori di costruzione di un edificio civile lungo Via dei Mille a Teramo sono stati portati alla luce alcuni ambienti di una domus romana databili al I secolo a.C. L’ambiente più grande presenta una pavimentazione in cocciopesto con inserzioni di lastre marmoree. Un secondo ambiente conserva un mosaico in bianco e nero: ad un’ampia fascia perimetrale a tessere bianche segue una cornice a tessere nere e al centro una decorazione a motivo a losanghe a composizione stellare. Nel terzo ambiente è presente un mosaico con tessere bianche e fascia perimetrale nera. Al centro si trova uno pseudo-emblema in vermiculatum policromo in cui è raffigurato Bacco a mezzo busto. Il volto del dio è quello di un giovane, egli è coronato da pampini e le sue spalle sono avvolte dalla pelle ferina. I mosaicisti hanno utilizzato tessere dai colori luminosi,non solo litiche ma anche di pasta vitrea, prevalgono differenti sfumature di rosato e d’arancio per il volto, mentre tracce di azzurro e verde per la realizzazione dei pampini e della ferina. L’immagine di Bacco è racchiusa da una doppia cornice a tessere nere e con meandro interno rosato su sfondo bianco. La soglia d’ingresso presenta un mosaico a tessere bianche e nere con motivi geometrici: la cornice rettangolare a doppia fila di tessere nere racchiude losanghe inserite tra due pelte affrontate.

Domus del Leone

 

La domus fu scoperta nel 1891 durante i lavori di ristrutturazione del proprio palazzo dal noto studioso F. Savini, è del tipo ad atrio tetrastilo ovvero con quattro colonne per sorreggere il tetto che faceva confluire le acque piovane nella vasca centrale (impluvium).

Il mosaico pavimentale dell’ambiente principale, il tablino costituisce uno dei più significativi esempi di mosaici di I sec. a.C. in Italia, esso è costituito da un tappeto con quaranta cassettoni prospettici dai molteplici colori, campiti al centro da rosoni, fiori e corone di alloro, che incorniciano il quadro centrale composto da una cornice con motivo di treccia a calice policroma, con orlo curvo e divisione verticale, a cui segue un’altra cornice composta da una ricca ghirlanda di foglie, fiori e frutti (castagne, uva bianca, melograni, susine, pere), popolata da uccelli e retta agli angoli da quattro maschere teatrali (se ne conservano due). Negli scavi sono state rinvenute numerose decorazioni architettoniche di pregio tra cui spicca un fregio dorico a triglifi e metope a testimonianza della ricchezza della domus e dell’importanza del proprietario. La zona della città in cui è situata è comunque vicina alla viabilità principale ed è ricca di edifici residenziali di pregio. Quasi tutti i motivi decorativi dei mosaici pavimentali della domus trovano confronti con altri siti di età tardo repubblicana e giulio – claudia, consentendo una datazione abbastanza precisa del periodo di costruzione della domus. Il vero capolavoro è il quadro centrale del mosaico, costituito da un emblema che rappresenta un leone raffigurato leggermente di scorcio, in posizione di attacco mentre artiglia con la zampa un serpente. L’emblema del Leone è montato su una cassetta quadrata di travertino di piccole dimensioni (cm 54,5×54,5) è stato realizzato in bottega con tessere minutissime (opus vermiculatum) che creano un favoloso effetto pittorico, e poi messo in opera nel sito attuale.

Teramo, Domus romana del Mosaico del Leone

Domu s di Piazza Sant'Anna Largo torre Bruciata

 

I lavori di scavo dell’antica cattedrale di Santa Maria Aprutiensis hanno permesso di individuare a una profondità di circa un metro rispetto al piano di calpestio della cattedrale un edificio romano databile al I sec. a.C. La domus è composta da un ampio peristilio a pianta rettangolare con murature in opera incerta e un portico con colonne di mattoni, rivestite di stucco dipinto di un rosso acceso, la vasca è in posizione decentrata rispetto all’ambiente ed è pavimentata in opus spicatum. La domus è composta da altri tre ambienti affiancati quello centrale comunica direttamente con il peristilio tramite una soglia in pietra presso la quale sono stati rinvenuti sia gli incassi dei cardini sia i serramenti metallici della porta. Il pavimento è in battuto cementizio a base litica incorniciato da una fascia mosaicata di colore nero, i muri presentano intonaci dipinti con campiture geometriche su fondo bianco al cui centro sono presenti motivi vegetali stilizzati. L’ambiente meridionale il cui muro esterno fu ripreso in fondazione dalla Cattedrale, presenta una soglia in pietra che immette nel peristilio, la pavimentazione è composta da un battuto cementizio a base fittile con inserti litici, i muri sono decorati con intonaci dipinti di fondo bianco con leggere campiture geometriche in giallo e ocra. L’ambiente in fondo allo scavo sul lato settentrionale, ha il suo ingresso verso l’esterno e comunica con l’ambiente centrale, il pavimento è in battuto cementizio a base fittile con l’inserto di tessere bianche che formano un motivo decorativo composto da un reticolato di losanghe. Le pareti sono decorate da meravigliosi intonaci dipinti su fondo rosso con campiture geometriche e decorazioni vegetali. I materiali rinvenuti durante lo scavo permettono di stabilire una frequentazione della domus che va dal I sec. a.C. e il II sec. d.C. quando fu abbandonata.

Domus di Palazzo Melatino

Palazzo Melatino è una residenza signorile del XIII secolo situata in largo Melatini, nel centro storico di Teramo. All’interno del palazzo, al di sotto dell’attuale piano di calpestio, si trovano tracce di pavimentazioni antiche relative a differenti fasi di vita del sito di epoca romana, relative forse a un grande edificio pubblico e a una ricca domus. Il pavimento della fase più antica è un mosaico, forse relativo ad un cortile interno aperto (peristilio) il tappeto musivo è composto da Scutulatum su fondo di tessellato rustico monocromo,incorniciato da una fascia laterale composta da una fascia  monocroma di tessere bianche, seguita da una linea doppia di tessere nere e da una linea semplice trattegiata, seguita da un tessellato policromo in 4 colori bianco, nero, rosso, verde, che forma una composizione romboidale di squame allungate bipartite, adiacenti, in colori contrastanti, le squame sono disposte per ordine di colore secondo allineamenti obliqui, convergenti verso il centro della fascia in sequenza continua, seguono una linea semplice trattegiata, una linea doppia di tessere nere e una fascia monocroma di tessere bianche. Nel III secolo il cortile viene ridotto e tramite la costruzione di un muro divisorio si creano due ambienti distinti; l’ambiente più piccolo viene ripavimentato con un composto da un tappeto musivo di tessere bianche, riquadrato da una fascia perimetrale di tessere nere, ogni angolo della stanza è caratterizzato da un motivo decorativo, composto da tessere nere, che forma un collo e una bocca di Kantharos, con decorazione a baccellature, ai cui lati vi sono due elementi fitomorfi, identificabili con foglie di un cespo d’acanto o con rami di palma. Dal Kantharos fuoriescono degli elementi vegetali con motivi a spirale, un cespo con cinque foglie lanceolate per lato e un lungo stelo con foglie al cui apice sembra esserci un bocciolo sul punto di sbocciare, a metà della stanza si trova un motivo a ventaglio con uno stelo di foglie e tre piccole infiorescenze.

Tra IV e VI secolo il mosaico dell’ambiente centrale viene ricoperto da un pavimento in lastre di calcare bianco e marmo giallo, rettangolari e quadrate. Ai lati della stanza si trova una fascia decorativa in marmi colorati a motivi geometrici. Sulla soglia di collegamento con il secondo ambiente viene collocato con un mosaico bianco e nero di reimpiego con un motivo a svastica (simbolo che nell’antichità era carico di valore apotropaico). Una terza stanza alla destra dell’ambiente centrale viene arricchita con un pavimento a base cementizia con frammenti marmorei colorati. Al centro vengono sistemate lastre quadrate marmoree colorate (gialle bianche e nere) in cui viene inserita una lastra circolare di marmo nero.

Domus di Largo Madonna delle Grazie

Negli scavi di largo Madonna delle Grazie è stata identificata una domus di II sec. a.C. di cui rimangono un ambiente che presenta una pavimentazione in battuto cementizio a base fittile con inserti di tessere bianche che formano un motivo decorativo a reticolato o a doppio meandro, un’altro ambiente presenta una pavimentazione simile sempre in opus signinum con inserti di tessere di marmo che formano una decorazione più complessa, con clipeo centrale suddiviso a rombi e quattro delfini agli angoli. L’ultimo ambiente rimasto della domus mostra una pavimentazione sempre in battuto cementizio a base fittile con inserti di tessere litiche che formano una decorazione con un clipeo centrale a motivi geometrici e con quattro caducei agli angoli.

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Gli splendidi e interessanti mosaici antichi teramani.

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